La storia

Una corsa podistica tra i sentieri che furono territorio incontrastato di Pietro (Peter) Bangher, un brigante, che scorrazzava tra Biellese e Valsesia a cavallo tra l’800 e il ’900. La gara é nata per iniziativa di Ermanno Pizzoglio con l’obiettivo di valorizzare le nostre splendide montagne e di fare da ponte virtuale tra passato e futuro, usando lo sport come mezzo.
La storia, così come la riporta Wikipedia

Peter Bangher nacque nel 1850 a Levico (che all’epoca faceva parte dell’Impero Austroungarico) da Bartolomeo (mugnaio) e da Rosa Hues.[1] Ricercato per diversi reati dalle autorità locali nel 1877 divenne latitante e cominciò a vagare per le montagne. Abile cacciatore dotato di forza e resistenza notevolissime sopravvisse inizialmente con lavori temporanei presso paesi e cascine, ma scivolò poi progressivamente verso la criminalità abituale. Senza mai diventare un assassino si dedicava però a furti, rapine e molestie sessuali. I suoi vagabondaggi lo portarono progressivamente verso ovest e, dopo aver lasciato tracce in Lombardia, nel Canton Ticino e in Val d’Ossola raggiunse la Valsesia, dove in qualche modo si stabilizzò. Il bandito visitava gli alpeggi e le abitazioni isolate alternando la semplice richiesta di cibo a vere e proprie rapine. Nel 1882 fu condannato a sei mesi di prigione per ferimento dal tribunale di Varallo Sesia. Catturato in un’osteria scontò la condanna e fu poi rimesso in libertà.

Il bandito Pietro Bangher (al centro) tra i due uomini che nel gennaio del 1900 lo catturarono (Giacomo Ubertalli e Giovanni Battista Ferla)

Dopo un breve periodo di assenza l’uomo fece ritorno in valle dove fu presto denunciato per vari furti; il tentato stupro di tre donne fece scalpore e causò l’intensificazione delle ricerche da parte delle forze dell’ordine. Fu quindi in breve catturato da una pattuglia di carabinieri con la quale collaborò un cacciatore del luogo, Eugenio Topini.[2] Il bandito scontò due anni di carcere nei pressi di Terni e ritornò quindi clandestinamente in Piemonte. Il suo raggio di azione si ampliò e mise in atto furti, rapine e stupri nel Biellese, inValle d’Aosta e in Val d’Ossola. Il bandito divideva spesso il bottino con i propri amici e informatori, riuscendo così a garantirsi una certa solidarietà da parte di numerosi montanari valsesiani.[1] Per cercare di vincere tale clima di omertà e di parziale appoggio i comuni della valle istituirono una taglia che fu incrementata da una cospicua donazione del parlamentare valsesiano Carlo Pizzetti. Nella notte tra il 21 e il 22 gennaio 1900 i pastori Giacomo Ubertalli (52 anni, di Portula) e Giovanni Battista Ferla (19 anni, di Trivero) con uno stratagemma riuscirono a catturare l’uomo e a consegnarlo ai carabinieri di Coggiola.[2] Dopo l’arresto il Bangher fu inizialmente detenuto nel carcere di Biella ma, avendo commesso l’ultimo reato del quale era accusato a Vocca (nella giurisdizione di Varallo), fu dopo poco tradotto in Valsesia. Il processo ebbe una notevole eco sulla stampa del tempo; la difesa dell’imputato fu assunta dall’avvocato torinese Giovanni Bruno, che riuscì ad ottenere una pena relativamente mite: undici anni e tre mesi di reclusione più tre anni di libertà vigilata. A seguito della sentenzail Bangher scontò la condanna in parte a Castelfranco Emilia e in parte a Fossano; l’ultimo periodo di detenzione lo trascorse nella colonia carceraria dell’isola di Pianosa. Al termine della pena, abbreviata da un indulto, il bandito nell’autunno del 1910 fu espulso dal Regno d’Italia e consegnato alle forze di polizia austro-ungariche.

Pietro Bangher fece però ancora una volta ritorno in Valsesia, dove visse clandestinamente sui monti attorno a Rassa e dove fu nuovamente segnalato per furti e molestie. L’età ormai piuttosto avanzata gli impediva ormai di compiere imprese clamorose, e il clima di tensione creato dalla sua presenza poco a poco si affievolì. La sua fine è tutt’ora avvolta nel mistero: l’ipotesi più plausibile è che il bandito sia stato sommariamente giustiziato da qualcuno tra i molti nemici che negli anni si era creato.[1]

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